DEPOSITO DI 600 ASTRAGALI RINVENUTO A MARESHA, ISRAELE

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Gli archeologi dell’Israel Antiquities Authority hanno rinvenuto oltre 600 astragali, relativi a zampe di quadrupedi, nei pressi dell’antico centro urbano di Maresha, o Marissa, nell’Israele centrale.

Gli astragali risalgono al periodo ellenistico del centro urbano, circa 2.300 anni fa, e il loro uso  potrebbe indicare un uso rituale per contattare le divinità ma anche quello ludico legato a classiche attività di gioco.

Frammenti di zampe ovine o caprine, o anche versioni artificiali di esse, e talvolta anche piccole elementi di zampe di vacca o di gazzella, erano popolari in tutto il Levante e nel mondo classico, e anche oltre. Tuttavia, la quantità trovata nei recenti scavi a Maresha è insolitamente grande.

La loro scoperta e lo studio sul loro uso sono stati riportati sulla rivista archeologica Levant da Lee Perry-Gal dell’Israel Antiquities Authority, Adi Erlich dello Zinman Institute of Archaeology dell’Università di Haifa e da Ian Stern dello Hebrew Union College di Gerusalemme.

Secondo Perry-Gal, quando si trovano astragali o assi di zampe di erbivori in un contesto cultuale, solitamente sono ascrivibili a resti di pasti. Pecore e capre sono state le basi della dieta levantina sin dalla loro addomesticazione circa 10.000 anni fa nel sud-est della Turchia ma per gli archeologi un osso potrebbe essere più di un osso quando si rinviene in grandi quantità.

Inoltre, una vasta collezione di 680 astragali era stata scoperta a Megiddo nell’ambito di un contesto legato  a depositi di fondazione, integrati nelle fondamenta delle case, probabilmente a causa della loro associazione con la buona sorte.

Situata ai piedi della Giudea, Maresha appare nella Bibbia nell’ambito dell’eredità della tribù di Giuda, che includeva, tra i molti centri citati, anche Libna, Ether, Ashan; Ifta, Ashna, Nezib, Keilah, Aczib, Maresha. Proprio questa era una dei centri fortificati da re Roboamo, secondo il racconto biblico, che la cita come luogo della battaglia di Asa di Giudea contro un esercito invasore guidato da Zera l’Etiope.

Perry-Gal ritiene che nel periodo ellenistico, dal IV al II secolo a.C., Maresha era una città multiculturale con a quattro o cinque diverse popolazioni che vivevano insieme.

L’arte della divinazione con gli astragali è chiamata astragalomanzia e, almeno nel periodo storico, la pratica era basata sui segni sulle ossa: nomi di divinità e numeri. La teoria di fondo è che lanciare dadi o piccoli ossi sia un modo per invocare o contattare i poteri divini, diverso dal modo in cui viene interpretato il messaggio mediato della divinità invocata.

Alcuni credono che la astragalomanzia risalga alla preistoria, in qualche forma, usata anche prima delle forme di scrittura in cui gli astragali, presumibilmente, non avrebbero avuto indicazioni alfabetiche. In ogni caso, nel periodo classico gli astragali erano così pregiati che manufatti scolpiti nel vetro sono state rinvenuti anche a Tel Kedesh, in Galilea, e nell’antica Grecia, sempre del periodo ellenistico. Esistono anche esempi di astragali in avorio, pietra e metallo. Astragali d’osso sono stati rinvenuti anche a Gerusalemme.

A Maresha, ossi per uso rituale o per e divertimento, così come alcuni eventualmente impiegati nella speranza di persuadere la divinità a tormentare altre persone, sono stati trovati in grotte scavate nella roccia della città bassa che servivano per vari scopi, incluso lo stoccaggio di cereali e cisterne d’acqua, forse per il culto Molti degli astragali sono stati trovati, in grandi concentrazioni, in grotte specifiche.

Nel contesto dei perenni disagi e ostilità del Medio Oriente, manufatti e materiali delle aree domestiche venivano gettate, forse a scopo di conservazione, nelle aree sotterranee divenendo una sorta di capsula del tempo, Quindi, secondo Perry-Gal, è difficile dire se gli astragali di Maresha fossero usati sotto alla luce del sole o in buie santuari interni.

Nell’Area 89 del sito, sotterranea, presso un piccolo altare con incisioni, è stata trovata un’enorme collezione di astragali e ostraca: questo ipogeo potrebbe essere servito come luogo di culto. In contesti di culto si trovano astragali che recano iscrizioni con i nomi di Afrodite ed Eros, la grande Era, Hermes e altri. Nel frattempo, in un altro quartiere di Maresha, il team ha identificato degli astragali che portano il nome di Nike, la dea della fortuna, e ipotizzano che quelli trovati in quel contesto servissero per giocare.

Vale la pena notare che gli astragali nel mondo antico di solito non erano sempre contrassegnati; alcuni portavano nomi di divinità, associati a tentativi di divinazione o adorazione; alcuni numeri, che sono associati ai giochi; alcuni, apparentemente, servivano per praticare un sortilegio e maledire i propri nemici.

Perry-Gal sottolinea come durante il periodo ellenistico e romano di Maresha gli astragali erano molto usati nella divinazione: la quantità straordinaria, specialmente quelle con scritte con nomi di divinità, sono stati rinvenuti in un contesto con diversi ostraca di profezia. Si sospetta che gli astragali con sopra parole come “ladro” fossero usati per giocare. Alcuni astragali erano appesantiti con piombo molto più di altri metalli e, probabilmente, sarebbero serviti nei giochi: rotolerebbero meglio del semplice osso.

I ricercatori non hanno associato a una specifica tribù o popolazione l’uso degli astragali: si può notare, però, che gli ostraca sono inscritti in aramaico e includono maledizioni e profezie mentre astragali sono iscritto in greco.

Sebbene Maresha non era l’unica città ellenistica in Israele, l’uso massiccio di astragali potrebbe essere giustificato da dalle condizioni speciali di multiculturalismo in misura che qui potrebbe essere stata insolita, suggerisce Perry-Gal.

Le pratiche magiche e divinatorie degli astragali non ha aiutato la popolazione a prevedere il futuro. Maresha subì altri sconvolgimenti e nell’anno 40 a.C. i Parti la rasero al suolo e l’attività economiche si sarebbero spostate accanto al centro di Beit Guvrin.

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Source: danielemancini-archeologia.it

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