PRESENTATI I PRIMI RISULTATI DELLO SCAVO ARCHEOLOGICO AL SANTO SEPOLCRO, GERUSALEMME

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Dall’ottobre 2019, sotto l’egida delle tre maggiori Comunità Cristiane Custodi del Luogo Sacro e responsabili dello Status Quo all’interno del Santo Sepolcro, è iniziata la seconda fase di restauro delle fondazioni dell’Edicola e del pavimento della Basilica del Santo Sepolcro. L’Università di Roma La Sapienza e il Dipartimento di Scienze dell’Antichità diretto da Giorgio Piras, hanno preparato lo studio storico preliminare ai lavori di restauro della pavimentazione della Basilica e hanno soprinteso agli interventi archeologici prima del restauro che sarà effettuato dalla Fondazione Centro Conservazione e Restauro dei beni culturali La Venaria Reale di Torino.

Dopo un periodo di intensa attività nel sito archeologico del Complesso del Santo Sepolcro, i risultati preliminari dei lavori di scavo, ancora in corso, sono stati presentati alle comunità del Patriarcato ortodosso, della Custodia di Terra Santa e del Patriarcato armeno.

Le attività archeologiche sono coordinate da Francesca Romana Stasolla, del Dipartimento di Studi sul Mondo Antico, e da un team interdisciplinare composto da archeologi del Dipartimento di Studi sul Mondo Antico, storici e storici dell’arte della Storia, Antropologia, Religione, Arti e Spettacolo, ingegneri del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale e psicologi del Dipartimento di Psicologia dei Processi Sociali e dello Sviluppo.

Da maggio 2022 sono in corso indagini archeologiche su parte della navata nord della basilica e della rotonda nord-ovest; il lavoro si svolge a ciclo continuo, giorno e notte, e l’elaborazione dei dati avviene in tempo reale tra Gerusalemme e Roma, dove lavora il resto del team.

Beatrice Brancazi e Stefano De Togni del Dipartimento di Studi sul mondo antico hanno presentato alle comunità le due aree di scavo. Eccone un sunto.

Nella navata nord è stata individuata una sequenza stratigrafica che ha permesso di risalire alle trincee scavate da padre Virgilio Corbo negli anni Sessanta del Novecento ma anche di acquisire dati del tutto nuovi.

I più interessanti sono quelli relativi al cantiere di età costantiniana, pertinente alla costruzione del complesso religioso, che qui veniva ad impiantarsi all’interno di un’area di cava. Le operazioni del cantiere costantiniano hanno avuto come esigenza primaria quella di colmare disomogeneità di quota per creare un piano unitario ed omogeneo sul quale poter edificare le strutture della chiesa e degli annessi.

Nell’area nord-occidentale della rotonda, la stratigrafia è molto più esigua per la presenza del banco roccioso a quota molto più alta. Questo fattore, unitamente alla continua ristrutturazione della pavimentazione, ha contribuito a continue rimozioni e mescolamenti degli strati di interro, rendendo molto esigua la stratigrafia
archeologica nell’area. Qui la parte più interessante risulta essere quella relativa alle fasi di lavorazione del banco roccioso, ora in corso di studio. Nella porzione centro-
settentrionale dell’area, a ridosso dell’edicola, è stato intercettato un cunicolo, in parte già evidenziato nel corso di ricerche precedenti, che scende verticalmente accanto all’edicola per una profondità di 2,80 m per poi proseguire orizzontalmente verso nord. Il suo rinvenimento in relazione alle stratigrafie di scavo e la sua connessione con tutto il sistema di deflusso delle acque costituisce un aspetto importante nello studio degli aspetti architettonici che si stanno analizzando nell’ambito del progetto.

Rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Custodia Terra Santa

GERUSALEMME

Source: danielemancini-archeologia.it

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